Una storia dimenticata lega Leonardo da Vinci alla città di Milano: la storia della Vigna di Leonardo. La vigna che nel 1498 Ludovico il Moro, duca di Milano, regalò a Leonardo e che rinasce oggi, finalmente, nel rispetto dei filari e del vitigno originari.

Dalla Firenze di Lorenzo il Magnifico, Leonardo da Vinci arriva a Milano, alla corte di Ludovico Maria Sforza detto il Moro. Ed è Ludovico, che nel 1495 gli assegna l’incarico di dipingere un’Ultima Cena nel refettorio dei frati Domenicani e che nel 1498 concede a Leonardo la proprietà di una vigna di circa 16 pertiche (circa un ettaro di terreno). Leonardo, al tramonto di una giornata di lavoro al cantiere del Cenacolo, attraversa il Borgo delle Grazie e la casa degli Atellani, per passeggiare tra i filari della sua vigna. Nell’aprile del 1500 le truppe del re di Francia sconfiggono e imprigionano il Moro e anche Leonardo lascia Milano. Tuttavia non smetterà mai di occuparsi della sua vigna, seppur lontano: la riconquisterà quando i Francesi gliela confischeranno e in punto di morte, nel 1519, la citerà nel testamento, lasciandone una parte al suo allievo prediletto Gian Giacomo Caprotti, il Salaì.

All’ombra della cupola di Santa Maria delle Grazie, nel cuore stesso del Borgo sognato dal Moro per la sua corte, cresce di nuovo rigogliosa la Vigna di Leonardo per volontà della Fondazione Portaluppi e degli attuali proprietari di Casa degli Atellani, grazie al progetto scientifico della Facoltà di Scienze Agrarie di Milano. Scavando nel sito individuato da Luca Beltrami sono stati ritrovati e riportati alla luce i filari ancora esistenti un secolo fa; grazie alle indagini scientifiche condotte dalla genetista Serena Imazio e dal professor Attilio Scienza, massimo esperto di DNA della vite, è stato individuato quale fosse il vitigno coltivato nel Rinascimento. In fondo al giardino di Casa degli Atellani, Leonardo da Vinci coltivava Malvasia di Candia aromatica. Sulle tracce di Leonardo, nel luogo stesso della sua vigna, nel 2015 gli esperti dell’Università hanno reimpiantato proprio le barbatelle di Malvasia.  Ora, queste hanno dato i loro primi dorati frutti. A settembre del 2018 è avvenuta la prima vendemmia. Oltre due quintali e mezzo di acini di Malvasia sono stati raccolti e poi lasciati fermentare a buccia all’interno di un’antica anfora in terracotta, secondo un processo tradizionale di vinificazione curato nella Lomellina, storica terra sforzesca. A cinque secoli dalla sua morte vedranno così la luce le prime bottiglie del Vino di Leonardo, coltivato nell’amata vigna che il Moro regalò al più prezioso dei suoi cortigiani.